15 settembre 2009

Ikea font: Verdana o Futura?

di Ilaria Mauric



Al rientro dalle ferie di agosto, come ogni anno, abbiamo trovato
nelle nostre cassette della posta il nuovo catalogo Ikea 2010.

Oltre ai nuovi prodotti dai nomi nordici, quest'anno Ikea ci ha regalato un piccolo cambio di immagine, che quasi sicuramente i più non noteranno. Stiamo parlando del cambio di carattere usato in tutto il catalogo e su tutti i futuri cataloghi e coordinati Ikea: dal "vecchio" e classico Futura, usato nella versione personalizzata disegnata da Robin Nicholas e che durava da quasi 50 anni, al "nuovo" Verdana. Per alcune aziende, la scelta di un font è decisiva perché durevole e definitiva per molti anni. Non è così per esempio nel campo della moda, in cui ogni stagione propone un gusto e uno stile nuovi; ma è così per Ikea, in cui l'immagine è coordinata allo stesso modo, per avere la massima riconosciblità in tutto il mondo.

Solitamente si spera che un cambiamento del genere venga fatto con la massima cognizione di causa ed esperienza. Invece da domani, entrando in un negozio Ikea, ci troveremo davanti al Verdana anche nell'allestimento e nella segnaletica. La scelta grafica e stilistica è risultata nettamente peggiorativa. Verdana è semplicemente un font non pensato per la stampa.
Per capire meglio quello di cui stiamo parlando basta dare un occhiata a questa pagina dove potete vedere la differenza tra i due font, mentre in quest'altra trovate una vecchia copertina di un catalogo Ikea a confronto con la nuova.



Fa parte della professionalità di un art-director o di un grafico riconoscere un buon font da usare per un progetto. In questo caso, il confronto tra Futura e Verdana mette chiaramente in evidenza che Verdana presenta occhielli molto grandi e aste molto piccole. Questa caratteristica intrinseca del font è stata studiata dal designer Matthew Carter per consentire una migliore leggibilità a video, a discapito del risultato in stampa.

Ma allora perché Ikea ha scelto il Verdana? L'azienda dice che i motivi principali sono due:

1) il font risolverebbe diversi problemi di traduzione, vista l'ampia diffusione mondiale del prodotto.
Il Verdana non è disponibile in cirillico e in greco. Da qui viene da pensare che la scelta del carattere non sia stata neanche così tanto pensata e accurata. Questo è evidente per i grafici che abbiano una buona esperienza nel campo del web e della stampa. O almeno è chiaro per chi abbia acquisito un minimo di esperienza nel saper valutare i pregi e i difetti di un font come il Verdana. È chiaro anche per quelli che non sono necessariamente guru o per quelli che non annoverano multinazionali nel loro portfolio. Ma non è chiaro per quelli che hanno scelto questo font per Ikea.

2) usare il Verdana anche sui materiali cartacei consentirebbe a Ikea di avere un'immagine cross-media perfettamente coordinata.
Questa idea, che sembra essere l'uovo di Colombo, in realtà fa letteralmente cadere le braccia. Se nessun grafico professionista ha mai usato i font di sistema presenti sul pc è perché quasi tutti quei font presentano difetti o problemi in fase di stampa. Ma soprattutto, se tutti ragionassimo secondo questo criterio, avremmo grafiche
uniformi ovunque, tutte appiattite sui font di sistema.
A cosa servirebbe disegnare un nuovo font?
C'è anche un altro aspetto non trascurabile e che dimostra una volta di più la scarsa attenzione di Ikea in merito alla scelta di un font: da anni, le comunità di grafici e webdesigner stanno discutendo con le varie aziende produttrici di font (le foundries). Dopo molti anni di idee e ipotesi, il 2009 ha visto nascere alcuni servizi come Typekit che hanno iniziato a risolvere problemi di script e di copyright. Così tra poco inizieremo a vedere siti web come questo (il font usato ovunque è il Museo, che esiste in molte forze, tre delle quali sono scaricabili gratuitamente). È buffo che, proprio nell'anno in cui si intravede un cambiamento di
rotta su questo tema, Ikea decida di percorrere una strada così banale, che presto sarà vecchia non solo online ma risulta essere già vecchia e poco professionale su carta.



Il font prescelto ha lasciato di stucco la comunità grafica in tutto il mondo. Alcuni toni usati da alcuni grafici sono un po' da caccia alla streghe, ma è anche vero che la scelta dei responsabili della comunicazione in Ikea hanno dimostrato una notevole superficialità nelle risposte, ed è forse stata proprio questo a far crescere la polemica. Se al coro di proteste partecipano voci come Vitaly Friedman di Smashing Magazine e Oliver Richtenstein di Information Architects e se perfino il Time
dedica uno spazio alla questione, allora è chiaro che qualcosa non ha davvero funzionato.

Ikea ha provato a replicare alle varie critiche, ma forse sarebbe stato meglio il silenzio, visto che alcune risposte risultano davvero clamorose:

"Siamo stupiti, ma penso che siano stati principalmente gli esperti del settore a esprimere il loro punto di vista, cioè persone a cui interessa il tema dei font. Non credo che il vasto pubblico sia altrettanto interessato".
(Camilla Meiby, portavoce di Ikea)

Una risposta di questo tipo dice, in poche parole, che la professionalità in fin dei conti non conta nulla. Come a dire che se un mobile Ikea non è un buon mobile, alla fine chi se ne accorgerà sarà solo un architetto. L'importante è che non si rompa, perché di questo potrebbe accorgersi il cliente.

Prima


Dopo


Un dettaglio che sembra piccolo, come la scelta di un font, può diventare un grosso danno a livello di immagine e può mettere a nudo un'intera cultura aziendale. Probabilmente non è stato nemmeno un grafico o un art director a scegliere il Verdana, ma magari è stata una scelta imposta dagli "piani alti" o dagli uffici che gestiscono le risorse economiche, vista l'inconsistenza e l'ignoranza delle motivazioni (del resto, è una scelta davvero indifendibile).

Chiudiamo con la citazione del tweet di Oliver Reichtenstein (aka @iA su Twitter), che la dice tutto su questa vicenda:
"Perché ricontrollare i testi? Soltanto gli scrittori si accorgerebbero di una copia sbagliata. Perché preoccuparsi della quadricromia? Interessa solo alle stampanti. Perché pensare? Soltanto ai filosofi interessa il pensiero."

Alcuni link:
* Il catalogo Ikea sfogliabile online
* La sequenza di FightClub Ikea-style
* Uno dei tanti dibattiti in corso in rete:
* La petizione online per convincere Ikea a ripensare alla scelta del Verdana:

13 commenti:

Planetary ha detto...

Tremendo. Credevo che solo i grafici da trincea (come me) dovessero sottostare a queste cose.
A quanto pare, anche smuovendo miliardi di dollari, la mentalità da negozietto della Sig.ra Gina è duro a morire.
Di sicuro non è una scelta del team che ha curato il tutto, e la risposta ufficiale ne è la riprova (altrimenti avrebbero addossato la colpa a loro). Risposta da far cascare le palle, fra l'altro.

Anonimo ha detto...

tutto il mondo è paesotto

Anonimo ha detto...

mmm...
massimo rispetto ma:
considerando l'uso delle tecnologie attuali ritengo più semplice modificare una volta per tutte il font istituzionale che non dover andare a mettere mano ad un impaginato fatto con un programma come indesign che mi permette (grazie al cs4) con un semplice clic di creare un pdf sfogliabile online (ora non so quello dell'ikea come è fatto che non riesco a sfogliarlo online).
Ikea usa il legno per i mobili e probabilmente ha in previsione di usarne meno per la carta!
E poi scusate... ma... preferisco un libro di lettura ad un catalogo ikea... lì si che deve essere nostra premura aiutare l'occhio del lettore.
E poi... non credete che la vaghezza delle risposte dei vertici della comunicazione ikea (direi essere giovani a livello di staff ed esperienza. Impressione datami dal catalo arrivato a casa proprio ieri. Il tipo di grafica curata ma 'piccola', un po' come potrebbe essere la mia) possa essere stata studiate a tavolino da dei markettari blogsferici che hanno fatto 'trapelare' la notizia e poi qualcuno ha iniziato ad invitare a scrivere post ad esperti...
long tail no?
ciaoooo e buon giornazzo a tutti! ^_^

ps.: so di non conoscere bene i caratteri ma m'è sempre piaciuto un bel po' il verdana :-)

chiara

Thomas Magnum ha detto...

Quoto Planetary.
E i mostri sacri di iA, ovviamente.

Altro che "è solo un catalogo". Quel coso ha una tiratura più alta della Bibbia.

E'sconfortante quanto la mentalità Boris-oriented ("a ca**o di cane!) dilaghi ovunque.

Di questo passo arriveremo alla Costituzione Italiana in Comics Sans.

Planetary ha detto...

E' questo stramaledetto relativismo da bimbominkia che sta devastando le cose. Quella mentalità da "l'importante è che [mettere a caso: funzioni/si capisca/venda/piaccia...]"
L'importante è sempre un'altra cosa, cioè la sostanza. Dimenticando però che se la forma è arrivata a quella codifica, magari dopo secoli, è perchè è quella più funzionale alla sostanza.
Farlo capire è un'impresa. Nessuno si sogna di dire all'elettricista come sistemare un impianto, però tutti si sentono in dovere di dire ad un grafico come fare il suo lavoro.

ilariamauric ha detto...

@Chiara, non capisco la tua argomentazione. Tralascio il discorso long tail, mi sembra troppo fino... se Ikea voleva una long tail, poteva crearla usando in modo astuto i font, non in modo così superficiale. Qui c'è una nicchia di grafici infuriata: è un autogol tail, non pensi?

quanto alla prima parte del discorso, è interessante quello che dici sul fatto che forse Ikea sta pensando di usare meno la carta. Se fosse come dici tu, allora perché "perdere" tempo dietro al catalogo? Potevano tenere il Verdana sul web e il Futura sul catalogo, come fatto finora. Non credo che nessuno abbia mai additato un'azienda per avere questo piccolo "scordinamento" tipografico. Se Ikea avesse fatto il catalogo in Comic Sans o in Courier ti sarebbe piaciuto ugualmente? E se tutti i cataloghi che vediamo in giro fossero fatti con lo stesso criterio (scegliendo solo tra i font di sistema), che senso avrebbe perdere tempo dietro alla tipografia? L'immagine di un'azienda è data da tutto un sistema di scelte e valori.

ottokin ha detto...

Il problema a mio modo di vedere è che si sta perdendo quella che è un identità aziendale forte, evocativa, capace di essere addirittura citata in un film.

Questa identità non la si perde in cambio di qualcosa di bello e ineccepibile, ma la si perde con una banalizzazione del font fatto "solo per cambiare qualcosina senza esagerare".

Il cabmio manca di progettualità, se fosse stata motivata ocn un progetto concreto di rinnovo dell'azienda Ikea tutto sarebbe tranquillo, invece siamo di fronte al classico esempio di... che vuoi che sia cambiare un semplice font.

Si sta perdendo inoltre il concetto di "identità aziendale" e non parlo solo di Ikea (vedi il caso del logo ENI), ma in senso assoluto.

Anonimo ha detto...

non so...
continua a frullarmi per la testa che è più in linea con se stessa dopo questa scelta che non prima.

Vi ringrazio perchè ad oggi conosco meglio un paio di caratteri. (^_^)

e dunque continuo dicendo:
vero è che è incolmabile la distanza di stile tra una pagina verdana (piatta) e una pagina futura (un disegno)...

vero anche che a stesso corpo hanno ingombri completamente differenti...

dunque Ikea (che si occupa direi di massificazione e non certo di élite) taglia i costi anche su di noi... non penso invierò mai un curriculum per fare da impaginatrice ad ikea!!!

buon inizio a tutti
chia_rasta
(per l'avatar ci organizzeremo, magari tra qualche mese... chi va piano... e poi cmq mi sembra di correre!!!)
ciao

Anonimo ha detto...

quello che stavo cercando, grazie

Anonimo ha detto...

necessita di verificare:)

Anonimo ha detto...

molto intiresno, grazie

Anonimo ha detto...

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Admin ha detto...

GENIALE!
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è chi bada al design che leggerà questo tipo di articoli, è chi bada al design la fetta più grande del target ikea!

cito l'articolo e lo rivisito "Se al coro di proteste partecipano voci come Vitaly Friedman di Smashing Magazine e Oliver Richtenstein di Information Architects e se perfino il Timededica uno spazio alla questione, allora è chiaro che qualcosa HA davvero funzionato".