24 maggio 2011

L'Espresso e la font perduta


Da qualche mese (Febbraio) L'Espresso ha una nuova veste grafica, progettata dal suo art director Joel Berg. La nuova veste grafica non fa certo impazzire e va a rimpiazzare quella che sembrava essere un buon compresso tra grafica, testo ed fotografia, la nuova veste grafica lascia più ombre che luci in molte sue parti e sono stati in parecchi a criticare questo ennesimo cambio di look.
Ma quello che però ha colpito i più attenti lettori (e fontografi vari) è la curiosa sparizione del font che Giò Fuga aveva appositamente realizzato per il settimanale (e di cui avevamo parlato QUI).
Come lui stesso ci fa notare: "scompare l’utilizzo del carattere GFT Lespresso Sans progettato proprio ad hoc per le titolazioni della rivista riprogettata sempre da Berg nel 2007.
Al suo posto viene ora utilizzato il Franklin Gothic Condensed progettato nel 1903 da Morris Fuller Benton e poi ripreso per la ITC da David Berlow e Victor Caruso insieme allo Ziggurat di Hoefler & Frere-Jones già utilizzato nella grafica antecedente il 2007 e sempre presente nella composizione della testata.
" Il GFT Lespresso Sans era davvero un ottimo font (ne avevamo parlato anche qui) e aveva rilanciato in Italia un rinnovato interesse per il Type Design (basta vedere i casi del Corriere della Sera e del Sole 24 ore), ovviamente stiamo parlando di un problema di scarsissima rilevanza culturale per una nazione che a mala pena sa distinguere il Comic Sans da una font e non ci si meraviglia se la polemica è rimasta circoscritta ai soli interessati. Certo sarebbe curioso poter chiedere al signor Joel Berg come si spiega il cambiamento di una font nata apposta per l'Espresso con una (Franklin Gothic) semplicemente trovata in commercio; Va inoltre notato il non sottovalutabile problema degli “accenti lunghi” sopra le maiuscole che invece fu risolto brillantemente nella progettazione del Lespresso Sans con gli accenti alternativi corti.
Di recente Giò Fuga ha anche pubblicato queste poche righe, che di certo non bastano a compensare e giustificare una decisione che va senza ombra di dubbio verso una incoerenza grafica piuttosto accentuata: "Ho ricevuto due righe da Theo Nelki, art director interno de L’Espresso, che mi comunicava che il cambiamento della grafica della rivista è dovuta al nuovo direttore che ha voluto, purtroppo, un cambio netto del look. L’unico carattere rimasto dalla precedente grafica è il Sabon per i testi. Per i sommari non viene utilizzato lo Ziggurat ma lo Stymie di Morris Fuller Benton (1931) a far compagnia al Franklin Gothic Condensed".
Resta il rammarico per un lavoro ben fatto e scarsamente utilizzato da una redazione e da un editore che sembra essere molto più preoccupato del business che delle proprie pubblicazioni (un po' come la deriva editoriale, di tutto il gruppo Espresso).


1 commento:

Apeiron ha detto...

ciao, non mi riesce scriverti alla mail del blog.
ti volevo chiedere qualche riferimento sul discorso type design; libri, blog, siti.
Grazie